Umiltà (14A)

Pieve, il 3 luglio 2005

 

Cari cristiani,
Siamo qui non solo per abitudine. Veniamo in chiesa per cogliere almeno una parola di Dio che ci può aiutare durante tutta la settimana. Una della parole che ci propone oggi la Sacra Scrittura è la parola “umiltà”. Per dire la verità, non ci piace di essere umili. Non è uno stile delle pubblicità. Non è un modello preferito dal mondo d’oggi. Di solito “umiltà” sembra essere un segno della debolezza. Ma non è così negli occhi di Dio. 

Il re di Gerusalemme descritto dal profeta Zaccaria è un umile uomo che cavalca un puledro, figlio d’asina invece di un cavallo. E nonostante la sua umiltà - o dicendo meglio - grazie a questa umiltà il re è vittorioso, ed è lui che frantuma tutti i strumenti della guerra e annuncia la pace. Colui che sembrava debole è in realtà il re della terra. Umiltà è un mezzo che porta alla vittoria. 

Lo stesso spirito si vede nella lettura di san Paolo ai Romani. Non è il dominio della carne che porta alla vita. Non è la vita secondo la carne che porta alla risurrezione. Vivere secondo la carne cioè seguire tutti i desideri del corpo e tutti i progetti inventati da noi stessi invece della volontà dello Spirito Santo è un segno della superbia che porta alla distruzione. Chi sa che non siamo noi, ma è Dio stesso che deve guidare la nostra vita, costui è umile, perché “umiltà” significa anche sottoporre i nostri desideri ai progetti di Dio. 

Non manca la parola “umiltà” nel vangelo odierno. Gesù ringrazia Dio che i misteri della fede ha rivelato ai piccoli, e non ai sapienti. Perché gli intelligenti pensano che loro abbiano conosciuto i misteri di Dio. Gli uomini semplici che non sanno neanche esprimersi sono convinti che la fede è la grazia di Dio. Ci vuole umiltà per essere convinto che tutto nella nostra vita è un dono del Signore.
Lui stesso si dichiara come una persona mite e umile. Nessuno ha paura delle persone umili, perciò Gesù può dire: “venite a me, voi tutti, che siete affaticati”. Tutti possono avvicinarsi all’uomo umile perché sanno che non li farà male. 

Se alle letture sentite oggi aggiungiamo anche gli altri passi della Bibbia dove si parla dell’umiltà, saremo colpiti dal fatto che “essere umile” è una questione da non lasciare a parte.
Maria canta che Dio “ha rovesciato i potenti dai troni e innalzato gli umili”. Sano Paolo esorta i Romani: “non aspirate a cose eccelse, ma lasciatevi attrarre dalle cose umili”. Ai Corinzi scrive che Dio “consola gli umili”. San Giacomo dirà nella sua lettera che “Dio resiste ai superbi e dà la grazia agli umili”. Anche San Pietro solennemente celebrato nella settimana passata scrive le parole: “Tutti rivestitevi di umiltà, poiché Dio si oppone ai superbi ed elargisce la sua benevolenza agli umili.”

Cari amici della Chiesa,
Quante lacrime sono state versate per la superbia del nostro cuore o del cuore degli altri?!
Quanta amarezza dimorava dentro di noi quando aspiravamo a cose eccelse?!
Quante discordie sono nate dalla convinzione che siamo noi ad avere sempre ragione?!
Tornate a case e provate di essere più umili!
Così faremo un passo verso Gesù e potremo stare più vicino a lui, perché solo gli umili possono trovare chi è “mite e umile di cuore”.